THE CIRCLE 

Anche oggi recensione del film the Circle di James Ponsoldt grazie al mio amico e critico cinematografico CARLO CEROFOLINI del sito icinemaniaci.blogspot.it

The Circledi James Ponsoldt

Il primato della tecnica sull’insieme delle passioni e degli istinti, il disciplinamento e il controllo come categorie regolatrici dell’esistenza umana; e ancora nozioni di sociologia innestate su una cinematografia di genere che pesca a piene mani da riferimenti letterari (il grande fratello orwellliano) e dalla realtà dei nostri giorni, trasfigurata sulla falsa riga di esperienze controverse come quella di Scientology. James Ponsoldt, al quale non deve far paura confrontarsi con le grandi icone del nostro tempo per aver portato sullo schermo nientedimeno che lo scrittore di culto David Forster Wallace nello sfortunato “The End of the Tour”, si cimenta in un racconto che potrebbe essere la versione 2.0 di “Cappuccetto rosso”. Così appare infatti per candore e bontà d’animo la Mae interpretata da Emma Watson, la quale, un po’ per la necessità di trovare un lavoro capace di far fronte alle cure del padre gravemente malato, un po’ per attrazione nei confronti delle meraviglie tecnologiche offerte dalla società che da il titolo al film – guidata dal carismatico e mefistofelico Eamon Bailey di un Tom Hanks per la prima volta in una parte negativa – si ritrova a subire le conseguenze (negative) delle teorie imposte dal suo mentore. Sostenitore di una conoscenza onnisciente e benefica che The Circle vorrebbe ottenere mettendo in rete le vite dei suoi utenti, accompagnati in ogni secondo delle loro esistenze da microscopiche telecamere destinate a filmarle senza limiti di privacy, Bailey è in realtà un mogul animato da propositi autoritari di cui Mae con la sua contagiosa energia dovrebbe essere inconsapevole garante. 

Se, come molti dicono, la caratteristica di una società tecnologica è quella di mettere in secondo piano gli interessi delle persone per favorire quelli delle macchine, “The Circle” ha lo svantaggio di prendere alla lettera questo assunto, riempiendo lo schermo di figure troppo deboli per poter competere con l’impianto teorico su cui è costruita la storia. Così facendo. la sfida tra il bene e il male messa in scena dai due protagonisti viene a mancare (anche per colpa della sceneggiatura) della sostanza necessaria a renderla interessante e cioè per l’incapacità di corredare l’architettura filosofia del conflitto con personaggi in grado di sostenerla dal punto di vista drammaturgico. Non può farlo la Watson, ridotta a bella statuina e troppo memore delle esperienze sul set di Harry Potter. Non ci riesce Hanks, monocorde ed evanescente per avvalorare l’idea dell’uomo visionario e tiranno che dovrebbe essere “The Circle”. Ne esce fuori un film non in grado di affondare il colpo, rifugiandosi in una verbosità senza costrutto, con dialoghi che vorrebbero essere profondi ed evocativi, e che invece nulla aggiungono a quanto già non si sapesse sulle derive comportamentali causate dall’uso esasperato dei social e più in generale della tecnologia che vi sta dietro. 

FRASI CELEBRI DEI FILM SECONDA PUNTATA …..PS I LOVE YOU

Non avere paura di innamorarti ancora, cerca quel segnale per sentire che lui ti cambierà la vita.
In realtà non volevo innamorarmi di te. È capitato e basta perciò scausami tanto

Che cosa vogliono le donne, insomma? Non riesco a capirlo! Vogliono che le invitiamo, vogliono che non le invitiamo, vogliono che facciamo il primo passo, che non facciamo il primo passo, vogliono che stiamo sopra, vogliono stare sopra loro, che usiamo il balsamo, che non usiamo il balsamo. Si può sapere che cosa volete?-Te lo dico, ma devi promettermi di non dire che te l’ho detto!-Lo giuro!-Perché è un sacro segreto-Un sacro segreto..-Sei pronto?, -Si”, -Sicuro?, -Credo di si, -Vieni qui..–Non abbiamo la minima idea di quello che vogliamo-Lo sapevo, lo sapevo che figlie di puttana!

Tu hai reso la mia vita,tu sei la mia vita. Non ho rimpianti.
P.S. I love you.

Quanto siamo arroganti no? Abbiamo così paura di invecchiare che facciamo di tutto per evitarlo. Non ci rendiamo conto di che privilegio sia diventare vecchi con qualcuno. Qualcuno che.. che non ti spinga acommettere un omicidio..
Gerry: “Tu hai la mia giacca!”
Holly: “La terrò finchè non ci incontreremo di nuovo, altrimenti rimarrà il più bel bacio che due sconosciuti si siano mai scambiati!”
“Che cosa vuoi Holly? Perchè sono stanco di cercare di capirlo! vuoi una casa grande? trovo un secondo lavoro. Vuoi un figlio? Non vuoi un figlio? che cosa vuoi? Io so cosa voglio perché lo sto stringendo proprio adesso.”

 

 

FRASI CELEBRI DEI FILM PRIMA PUNTATA LA SOTTILE  LINEA ROSSA 


 la sottile linea rossa di Terence Malikin film bellissimo un capolavoro sulla guerra la vita l’amore la morte ecco le frasi celebri  che più mi hanno colpito :

Noi un solo essere scorrere insieme come L acqua fino a che non ti distingui da me 
Ore come giorni mesi come anni 
Come si arriva dall altra parte a quelle colline blu
L amore da dove proviene chi ha acceso questa fiamma in noi 

nessuna guerra può spegnerla conquistarla

Ero prigioniero mi hai liberato 
Un giorno ci rincontreremmo persone che sono state così vicine come noi si rincontrano sempre 

O compagno di tutti quegli anni stupendi aiutami a lasciarti 
Eravamo una famiglia dovevamo perdersi separarsi ora siamo l’uno contro L altro 

Come abbiamo fatto a perdere il bene che c’era tra di noi 

Lei non si sente mai solo ?

Solo in mezzo alla gente 

Tutte bugie tutto quello che vedi tutto quello che sentì 
Un uomo può fare una sola cosa trovare una situazione che sia sua crearsi un isola attorno 
Se non ti incontrerò mai in questa vita che almeno senta la tua mancanza 
Uno sguardo dei tuoi occhi e la mia vita sarà tua 
Dove eravamo insieme chi eri tu col quale ho vissuto camminato il fratello ? L amico? 
Buio dalla luce conflitto dall amore 

Sono i tratti di un solo volto ?
O anima mia fa che io sia in te adesso 

Guarda attraverso i miei occhi guarda le cose hai creato tutto risplende 

GOSTH IN THE SHELL

Anche oggi grazie al mio amico e critico cinematografico CARLO CEROFOLINI del blog icinemaniaci.blogspot.it inserisco questa bella recensione di un nuovo film 


GHOST IN THE SHELLGhost in the Shell
di Rubert Sanders
con Scarlett Johansson, Takeshi Kitano, Michael Pitt, Juliette Binoche
USA, 2017
genere, avventura, fantasy, drammatico, azione
durata,120′
Quando era ancora lungi dall’essere girato di “Ghost in the Shell” avevano colpito due cose: la prima era stata la scelta di assegnare a Scarlett Johansson la parte della protagonista. Ricordiamo per chi non lo sapesse che la versione “live” del film d’animazione giapponese ha come protagonista il maggiore Mira Killian la quale dopo le ferite riportate in un missione suicida viene tenuta in vita grazie a un’innesto tecnologico che la trasforma in una sorta di cyborg. La seconda, conseguenza della prima, erano state le polemiche a proposito della scelta di far interpretare alla Johansson un personaggio originariamente appartenente a un’etnia (orientale) diversa da quella dell’attrice americana. Se il coinvolgimento della Johansson nel progetto in questione interessava in termini cinematografici poichè segnalava il consolidamento di uno status da eroina del cinema d’azione che fino a qualche sarebbe stato impensabile la polemica sul presunto razzismo legato al mancato utilizzo di un’attrice giapponese sembrava più che altro un modo come un altro per attirare l’attenzione sul film diretto da Rupert Sanders. 


C’era poi da verificare, è questo era la cosa più importante ai fini della riuscita finale, se il restyling operato dalla produzione americana avrebbe retto il confronto con il modello originale: in particolare si trattava di vedere in che modo la linearità tipica dei prodotti mainstream si sarebbe inserita all’interno di una trama che nella versione originale firmata da Mamoru Oshii si prendeva non poche libertà alternando i diversi stati di coscienza e facendo ampio uso di detour ed ellissi narrative. Detto che non poteva essere altrimenti, e che quindi non stupisce di ritrovarsi di fronte a una storia depauperata degli aspetti di cui parlavamo poc’anzi, ciò che risalta è lo squilibrio tra una messinscena ispirata soprattutto per quanto riguarda la visionarietà del futuro in cui si muovono i personaggi e l’inconsistenza di una vicenda priva di sfumature (risibili quelle derivanti dalla duplice natura della protagonista) e incapace di andare oltre al semplice scontro tra buoni e cattivi. Convincente la Johansson, fotogenica e affascinante, meno tutto il resto a cominciare da Takeshi Kitano nel ruolo di ineffabile capo squadra.